Fede come Violenza
Testimoni di Geova contro cristiani (palo o croce?); ebrei contro cristiani (Gesù è Dio o un uomo qualsiasi?);
Islam contro ebrei e cristiani (Maometto è il vero profeta?); atei contro credenti (Dio non esiste?):
per tutte queste dispute, e per qualsiasi altra questione di fede, vale quanto segue:
” Quando canto la felicità del cielo, il possesso eterno di Dio,
non provo gioia alcuna,
perché canto semplicemente quello che
voglio credere “ [Teresa di Lisieux, Storia di un'anima]
Dato che da un lato la fede si fonda per definizione sul negabile, su ciò che non è incontrovertibile,
altrimenti sarebbe gnosi, scienza epistemica; e dall’altro lato però afferma che ciò in cui crede è vero,
allora la fede non può che essere un volere la verità (“canto… quello che voglio credere”).
La fede proclama vero ad esempio, che Gesù è il Risorto: non potendo però in alcun modo
dimostrare ciò (la dimostrazione coinciderebbe fra le altre cose con lo spazzare via d’un sol colpo
quanto meno meno ebraismo ed islam), il suo affermare si riduce da ultimo in un volere che Gesù sia il Risorto.
“Da ultimo” perché certamente chi crede non crede ciecamente: crede perché ha letto dei testi in cui si afferma
che Gesù è risorto; crede perché il messaggio e la persona di Gesù sanno dare senso alla sua esistenza;
crede perché il cristianesimo emoziona e pervade la sua vita; tuttavia, niente di tutto ciò costituisce
una dimostrazione incontrovertibile che Gesù sia risorto nemmeno per chi crede (!), sì che “da ultimo”,
credere che Gesù sia risorto è un volere che Gesù sia risorto, proprio perché nulla di ciò che appare
alla mente e ai sensi è in grado di provarlo né a se stessi né soprattutto agli altri.
La fede vuole che ciò che non appare come vero (perché negabile, non dimostrabile) sia vero,
ma proprio perché vuole che sia vero, il suo contenuto non è vero,
non si presenta e non può presentarsi essendo una fede, come innegabile, come vero.
La fede è una forma di violenza necessaria alla vita:
non potrei mangiare nulla , incontrare nessuno, andare i nessun luogo senza fede:
fede che il cibo non è avvelenato, che nessuno mi vuole uccidere, che i luoghi in cui vado sono sicuri.
Eppure, tale forma di vita è una forma di violenza: imporre ad un contenuto di per se stesso dubitabile
i caratteri di una verità indubitabile è violenza.
Violenza: volere che qualcosa (il dubitabile) sia altro da ciò che è (l’indubitabile).
La fede è quella forma di violenza senza la quale non potremmo vivere.
ANDREA STORTI







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