Fede come Violenza

4 Febbraio 2012 Nessun commento

Testimoni di Geova contro cristiani (palo o croce?); ebrei contro cristiani (Gesù è Dio o un uomo qualsiasi?);

Islam contro ebrei e cristiani (Maometto è il vero profeta?); atei contro credenti (Dio non esiste?):

per tutte queste dispute, e per qualsiasi altra questione di fede, vale quanto segue:

 

” Quando canto la felicità del cielo, il possesso eterno di Dio,

non provo gioia alcuna,

perché canto semplicemente quello che

voglio credere “     [Teresa di Lisieux, Storia di un'anima]

 

Dato che da un lato la fede si fonda per definizione sul negabile, su ciò che non è incontrovertibile,

altrimenti sarebbe gnosi, scienza epistemica; e dall’altro lato però afferma che ciò in cui crede è vero,

allora la fede non può che essere un volere la verità (“canto… quello che voglio credere”).

La fede proclama vero ad esempio, che Gesù è il Risorto: non potendo però in alcun modo

dimostrare ciò (la dimostrazione coinciderebbe fra le altre cose con lo spazzare via d’un sol colpo

quanto meno meno ebraismo ed islam), il suo affermare si riduce da ultimo in un volere che Gesù sia il Risorto.

“Da ultimo” perché certamente chi crede non crede ciecamente: crede perché ha letto dei testi in cui si afferma

che Gesù è risorto; crede perché il messaggio e la persona di Gesù sanno dare senso alla sua esistenza;

crede perché il cristianesimo emoziona e pervade la sua vita; tuttavia, niente di tutto ciò costituisce

una dimostrazione incontrovertibile che Gesù sia risorto nemmeno per chi crede (!), sì che “da ultimo”,

credere che Gesù sia risorto è un volere che Gesù sia risorto, proprio perché nulla di ciò che appare

alla mente e ai sensi è in grado di provarlo né a se stessi né soprattutto agli altri.

La fede vuole che ciò che non appare come vero (perché negabile, non dimostrabile) sia vero,

ma proprio perché vuole che sia vero, il suo contenuto non è vero,

non si presenta e non può presentarsi essendo una fede, come innegabile, come vero.

La fede è una forma  di violenza necessaria alla vita:

non potrei mangiare nulla , incontrare nessuno, andare i nessun luogo senza fede:

fede che il cibo non è avvelenato, che nessuno mi vuole uccidere, che i luoghi in cui vado sono sicuri.

Eppure, tale forma di vita è una forma di violenza: imporre ad un contenuto di per se stesso dubitabile

i caratteri di una verità indubitabile è violenza.

Violenza: volere che qualcosa (il dubitabile) sia altro da ciò che è (l’indubitabile).

La fede è quella forma di violenza senza la quale non potremmo vivere.

 

ANDREA STORTI

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Ultimamente ho concepito qualche cosa di inaudito. Qualche cosa che tutta l’umanità sembra non scorgere o forse, dare per acquisito, scontato. Ebbene, il fulcro dice: Se nell’elettronica siamo alle nanotecnologie, Se in medicina la genetica e le neuroscienze risultano stupefacenti, Se nella meccatronica oramai si è eccellenti, Se vi sono più satelliti che continenti, Se il nucleare è a portata di chiunque, vi è altresì un “campo” dove, a tutt’oggi siamo inchiodati ai tempi del Medioevo!
Questo campo si chiama Agricoltura.
Domanda: dopo aver tutti i “Se” che ho elencato e per i quali si può soltanto annuire, è possibile che se capita una grandinata, oppure se non piove per un po’, oppure se piove un po’ troppo, oppure se gela, oppure se c’è troppo sole, insomma, è possibile che vi sia nell’agricoltura un pregressus impalpabile come se parametrando questo negli altri campi fossimo ancora fermi ai treni a vapore, o alla Tv in bianco e enero, o alle automobili dei primi del ’900. insomma come se fossimo fermi al Medioevo!
Agricoltura è composto da Agri (da Ager) campo appunto, e da Còlo (per Coltura) coltivo.
Ciò a cui voglio inerire è che, al cospetto della Technè donataci da Prometeo, in realtà non riusciamo comunque a dominare la Terra.
Anzi come ho dimostrato, più negli altri campi si infrangono confini, traguardi insperati, assoluti primati, e più cangiante si fa il contrasto con la Terra e la sua mancata dominazione. Ché forse, per questo lato, basta ricordare cosa succede appena capita un terremoto, un uragano, uno tzunami: accade che l’uomo si trova davanti la sua più assordante nullità. Accade che tutte le conquiste che la Tcnhe ci ha illuso di ottenere si fanno impalpabili. Dico cioè, che la Tecnhe, passata da mezzo a scopo, proprio perchè ogni forza ha bisogno innanzitutto sempre più dell’autopotenziamento della Techne, ci illude ogni giorno con il suo abuso di essere padroni e signori della Terra. Ecco, i limiti ineludibili dell’Agricoltura stanno a noi dinnanzi proprio per ripeterci che l’uomo, è solo “della” Terra, non “sulla”, sopra la Terra. Gli imbarazzanti limiti che il governo della Terra attarverso l’Agricoltura ci mostra, non sono però che la punta di un iceberg. L’iceberg che ha come fondamento la certezza da parte dell’uomo di essere signore della Terrq, talmenet signore, da andare “oltre” la Terra, su altri pianeti o satelliti, perchè orami credulo di avere già chiuso i conti con il proprio pianeta il quale però, gli dimostra ogni giorno di non essere il “suo” pianeta!
Benedico allora le intemperie, benedico i “segni” che la Terra ci invia e per i quali dobbiamo ritrovare l’umiltà dei popoli più umani. Dobbiamo, con un titolo che forse parrà ingmobrante, ritornare “Umani, troppo umani”…

ANDREA STORTI

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